Un tempo, se ben ricordo...
May 6 / 10:39pm

I fiori sono indifferenti alla botanica

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La psicanalisi sarà un giorno totalmente screditata, su questo non c'è dubbio. Eppure, avrà distrutto i nostri ultimi resti d'ingenuità. Dopo la psicanalisi, non si potrà mai più essere innocenti. (E. Cioran)

 

 

 

Nettuno nei pesci, nell'acquaio

dei pantani dell'inferno

in fondo alla notte, o meglio all'alba.

Ti ho sognata, tutti stropicciati

facevamo l'amore come un lavoro

nell'ingresso dove al tempo

c'era una pendola e un po'di oro.

Eri come una politica per l'abbandono.

La notte l'altra invece eri un'altra,

quella vera ch'esce dal mare,

con jeans e piumino, o il secchiello

in testa per contare dubbi e sabbia

quando per la mia rabbia e il vento

non mi segui, tra baccelli di carrubi

e il sole schiude fucsia e gialli fichi

degli ottentotti, nei lunghi scoscesi

tra fossi sacri e gli ormai ossi rari.

Eri come la filosofia dalle galosce,

come il miracolo, come il sospetto.

Minimo, vecchio west provincia d'occidente

malia avvolgente come nuvole,

sono i giorni in forse, neri d'incomprensione,

luminosi di vite regalate e fate.

Non ai bravi ubbidienti

alla stagione andante mi affido

ma ai capaci valutati all'ombra del fare.

Volere credere come la palude tutt'intorno

sotto alla montagna delle tue poche parole.

I luoghi comuni sono pornografici e il mare

e la bella stagione non sono un'occasione

per la liberazione pubblica di vite private

in cantieri e prostitute, di gentili e denari,

assunte in forma di ninfette un po' viziate.

Moribondo pensiero il sogno, il profumo dei fiori

dei buchi dei ragni, e l'umore delle notti incapaci.

Amaro anche il dormire nella lucidità d'essere

e potere la verità sfiorata, la verità in mano,

livida la verità che però si può baciare

che incontrai infine iniziato alla follia.

Avrei potuto perdere il silenzio nel tuo

ma ti curavi di ciò che non si dice

e mettevi all'indice l'errore che natura

vuole tutt'intorno ad ogni cuore.

L'endecasillabo o il settenario

a far gran forma dell'amore pingue

e la prosa di soggetti lontani a far figura

lasciando un secolo di dighe bestemmie

a far luce su poveri tavoli di parole,

sulla chiesa di Cioran come una serra

lattiginosa, ferri scuri tra polli glabri e campi neri.

Mia madre mischia vivi e morti sul comò in effige

io tengo la cima, vetta, corda e fune,

che al sole muovo a mo' di paralume.

Tiro il fiato come un'imposta davanti alla finestra.

 

Apr 10 / 12:00am

Magnitudine apparente

Tramonti


Al nascere dell’ora legale nel mezzo del terzo lustro

dell’epoca bella del nuovo millennio il sole tramonta

enorme, da solo oltre qualche nuvola d’agro e forme

antiche, amiche d’animi in quella periferia incantata

di futuri anteriori, di macchine semplici come il pane.

Il tuo "superficiale" diventa la segnaletica orizzontale,

il tempo s’incatena alla stagione di questo benessere

in cui spostarsi senza sudore costa quanto mangiare

però basta a rinunciare al regno celeste che fa festa,

alle povertà sufficienti a fare possibile ogni paradiso.

Sono tra quelli andanti in giardini della speculazione,

così, l’America amica delle mie curve e del tuo seno,

tu sorridi. “Non sei romantico” ridi, e mi dici “scemo!”.

 

 

Feb 29 / 12:00am

In verità troppo spesso taci

Vinile

 

Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria. –(A.G.)

anche a proposito del modesto impiego, di Kirsten Dunst che guarda il cielo, della buca n° 19

  

 

Da piccolo facevo disegni colorati,

rompevo nei giochi indistruttibili

il loro filo con l’infanzia col fuoco.

 

Ero un bambino sereno. Pensavo

certo a quando t’avrei incontrata

in un incontro formale, sfrontato

al fatto che mai non t’avrei avuto.

Perché ero innocente e sbagliato.

 

Poi partimmo a vedere il mondo

che tu non c’eri e anche gli aerei

erano pochi. Erano anni d’eroina

di piombo, sul fondo del mare

i cavi erano conchiglie sull’udire.

Tempo d’andare, fare e tornare.

 

Il bicchiere già non poté bastare

per il succo di questo frattempo

che è stato un viaggio mancato.

La cenere è il led intermittente

di Roma che dorme e dissente.

 

Furono fragole, stelle e gelosia di donne,

cicche, chicche, chiocce e ciocche.

Ora sono canzoni, cantoni e mascalzoni,

fiorai complici, vicinanze, tombe.

 

Ma vedi, così più adulto e sereno

ho pensieri pacati e vestiti stirati,

calze e scarpe per piedi per terra.

Ho imparato a mangiare verdura,

so pulire nello yogurt la stagnola,

salare l’acqua, il riso con il brodo.

E ho anche già terra dove andare.

 

Le parole non sono poi diventate facili

si sfanno in frasi lunghe più dei capelli

dicono notti che non sembrano ricordi

che giorno fanno, d’anno in anno, anni

di pochi baci che lasciano sogni inesauditi

-e anche bucce di cacio nei buchi dei muri-

piluccando dal cuore innocenza ed errore.

Più spesso raccontano come mi piaci.

 

Feb 7 / 11:10pm

Tra le pieghe del pigiama a righe

Campanello

 

Allopatia per malìa

gli incubi del pomeriggio

naufragio di riposo

solo mi trovano, l'agogico

e rubato il tempo

si disfano, si tralasciano

nel loro plumbeo

e solo mi lasciano adagio.

Sono armi del tuo pallore

intorno al vermiglio vivo

quando aprimmo gli occhi.

L'unico guanciale, la cinta,

mi profumavano la pelle

come in un'indigestione

d'aver visto e toccato

il marsupio tra le stelle

col futuro nel suo pieno.

Sono alcaloidi dell'ergot,

telefoni, peli nelle uova,

il mio cappello da uomo

e l'amore delle cose tue.

Ricordo che mi dicevi di noi due.

Cupidigia il crimine cui sono all'accusa,

il farmaco etico, la morale che lo scusa

bussano schiusa porta e fanno all'erta

la meteorologia, neve, qualche foto tua.

Feb 1 / 1:32am

Omeopatia

Pessoa

 

La merla all'asta della finestra

nido di città tanto nuvolo che sarà sereno

la gioia s'aspetta in chiacchiere di risacca,

per sfiducia, scontento non è sentimento

- e lascia stare l'aritmia

della metafora e della cortesia.

Quando fui pazzo tu fosti la follia

quando sono nel traffico tu sei la città

e quando sarà vento tu sarai l'argomento.

Come arabi cristiani infreddoliti e le mani

impegnate nelle buste gerbere

in un fagotto violino contante consumi,

fate folate e minuti.

Il mestiere è l'amare quella retta

che trasvola gennaio in un ritorno

e sa il carnevale come uno scherzo,

s'affretta alle vetrine e si fa i saldi.

Strega delle stelle che strusci il sole,

spreco d'amore nel cielo che spendi,

se vuoi invisibili e ricche in destino

le costellazioni di storni per passerotti

libri contabili, di bordo, di crociera

di qua del ponte degli angeli.

Tentacoli e confidenze, assurde credenze

in piazza, scaffali pieni di vuota memoria,

però c'è la primula, il freddo,

c'è che annuncia la sua neve

che sempre sembra lieve e tiene il pane.

Dec 26 / 1:13pm

Il pubblico dominio

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A cose fatte e già cosa pubblica desiderare

nell'eterogeneità di sinonimi della noncosa

temperare il tempo, è il mestiere del sogno.

Viene la festa, la sostituzione del calendario,

il sole, il riflesso di Roma che lascia pensare

che il freddo sia quasi tutto passato,

invece - l'inverno che è solo iniziato -

sono le voci nel vento che si è solo posato.

Dec 21 / 1:20am

Il vociare dell'accordo di tredicesima

Inverno

 

Nazione nell'inverno che genera monti

dissestati come i conti, valori insistenti

incredibilmente inconsistenti, e quanti

ne parlano, sono già andati all'inferno,

hanno da insegnare, ridire, sanno fare,

si perdonano pentiti e si sanno iniziare.

 

Popolo dei morti in calamai raccomandati,

clienti, dagli stupori a lucette intermittenti

nel mondo di rarità termosensibili, popolo

ansioso risolutore di problemi colpa d'altri,

di sante reliquie canforate con l'imperizia

degli impalcatori e dei corruttori ufficiosi,

popolo di ruspisti, pizze d'impasti surgelati

e baristi di fondi già privi delle divinazioni,

traina slitte e strenne di plastiche tossiche

e arrampicati tra i contributi insufficienti,

festeggia il tuo natale sulle rive a te care,

senza amnistiare dalla sabbia la tua testa,

lascia che l'acquisito per diritto d'orbace

ti rappresenti col rotacismo della feluca,

che i bruti, anatroccoli del potere, abbiano potere,

che bei figli del bel clima mutante facciano bei figli

e le facce zingare li boccino smolli in sonni infedeli.

 

Gente di giornalisti da panchina e allenatori in fuga

lasci tutto com'è. Arriva a meta Motta, getta l'anno

alle spalle dello specchio, riforma anche l'orecchio,

e resta di marmo, di stucco o sasso, resta te stessa.

 

Metti a sera anche il bambinello nella solita ressa

come un ciocco nel camino dei parenti e indìgnati

sul tuo viso col tempo che passa, in fila alla cassa

o mentre fai il filo alla stadera dell'altra giustizia,

arcano tra gli scioperi del presepe dei tuoi trionfi.

 

 

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