Omeopatia
nido di città tanto nuvolo che sarà sereno
la gioia s'aspetta in chiacchiere di risacca,
per sfiducia, scontento non è sentimento
- e lascia stare l'aritmia
della metafora e della cortesia.
Quando fui pazzo tu fosti la follia
quando sono nel traffico tu sei la città
e quando sarà vento tu sarai l'argomento.
Come arabi cristiani infreddoliti e le mani
impegnate nelle buste gerbere
in un fagotto violino contante consumi,
fate folate e minuti.
Il mestiere è l'amare quella retta
che trasvola gennaio in un ritorno
e sa il carnevale come uno scherzo,
s'affretta alle vetrine e si fa i saldi.
Strega delle stelle che strusci il sole,
spreco d'amore nel cielo che spendi,
se vuoi invisibili e ricche in destino
le costellazioni di storni per passerotti
libri contabili, di bordo, di crociera
di qua del ponte degli angeli.
Tentacoli e confidenze, assurde credenze
in piazza, scaffali pieni di vuota memoria,
però c'è la primula, il freddo,
c'è che annuncia la sua neve
che sempre sembra lieve e tiene il pane.
